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Qual è la prima causa di morte al mondo

Saliera

Il triste podio tra le abitudini come causa di morte al mondo viene diviso tra:

  1. dieta alta in sodio;
  2. dieta bassa in farine integrali;
  3. dieta bassa in frutta

La dieta bassa di farine integrali e l’abbondanza di sodio, inoltre, sono le prime cause di malattie al mondo. Sono altrettanto riconosciute fondamentali le abitudini di consumare frutta secca e semi, verdure e omega-3. Ma ovviamente tutte le abitudini sono parimenti importanti nell’indirizzare il miglioramento globale, per uno stato di salute più favorevole.

Food organicoCi sono diverse “cattive abitudini” che devano essere corrette per una vita sana. Le 15 abitudini che seguono, delineano le “regole d’oro” da seguire, in tutti i Paesi del mondo, a prescindere dal tipo di alimentazione locale.

Quali sono le 15 abitudini giornaliere fattore di rischio di morte o disabilità?

  1. SCARSO UTILIZZO DI FRUTTA: intervallo di assunzione ottimale: 200-300g al giorno.
  2. SCARSO UTILIZZO DI VEGETALI: intervallo di assunzione ottimale: 290-430 g al giorno.
  3. SCARSO UTILIZZO DI LEGUMI: intervallo di assunzione ottimale: 50-70 g/giorno.
  4. SCARSO UTILIZZO DI FARINE E PRODOTTI INTEGRALI per qualsiasi tipo di preparazione (pane, pasta, dolci) e tipo di alimento (riso, cereali); intervallo di assunzione ottimale: 100-150 g al giorno.
  5. SCARSO UTILIZZO DI SEMI E FRUTTA SECCA: intervallo di assunzione ottimale: 16-25 g al giorno.
  6. SCARSO UTILIZZO DEL LATTE (includendo tutti i tipi di latte, escludendo tutte le derivazioni vegetali); intervallo di assunzione ottimale: 350-520 g al giorno.
  7. ALTO UTILIZZO DI CARNE ROSSA (includendo manzo, maiale, agnello e capretto, escludendo pollame, pesce e uova); intervallo di assunzione ottimale: 18-27 g al giorno.
  8. ALTO UTILIZZO DI CARNE PROCESSATA (carne affumicata, salata, essiccata, o aggiunta di conservanti); intervallo di assunzione ottimale: 0-4 g al giorno.
  9. ALTO UTILIZZO DI BEVANDE ZUCCHERATE (bevande con anidride carbonica, soda, bevande energetiche, bevande alla frutta, escluso succhi di frutta o vegetali al 100%); intervallo di assunzione ottimale: non più di 50 g al giorno.
  10. BASSO CONSUMO DI FIBRE (assunzione di alimenti contenenti fibre inclusi frutta, verdure, semi, legumi e tuberi); intervallo di assunzione ottimale: 19-28 g al giorno.
  11. DIETA CON BASSA ASSUNZIONE DI CALCIO (assunzione di alimenti che contengono calcio, incluso latte, yogurt, e formaggi); intervallo di assunzione ottimale: 1-1.5 g al giorno.
  12. DIETA A BASSO CONTENUTO DI OMEGA-3 (soprattutto EPA e DHA); intervallo di assunzione ottimale: 200-300 mg al giorno.
  13. DIETA A BASSO CONTENUTO DI ACIDI GRASSI POLINSATURI (assunzione di omega-6 da tutte le fonti, soprattutto oli vegetali, incluso olio di soia, mais e girasole); intervallo di assunzione ottimale: 9-13 g al giorno.
  14. ALTA ASSUNZIONE DI ACIDI GRASSI TRANS (da tutte le fonti, in particolare da oli parzialmente idrogenati e prodotti da animali ruminanti): non più dello 0-1% dell’energia totale proveniente dal cibo (teniamo conto che 1 g di grasso dà 9 calorie e il fabbisogno energetico varia con età e stato della persona tra 1600-2000 calorie).
  15. ALTA ASSUNZIONE DI SODIO (basata su escrezione urinaria di sodio nelle 24 ore); intervallo di assunzione ottimale: 1-5 g/giorno. L’acqua di mare è un alicamento (superfood) ottimo integratore iposodico.
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Numero di decessi e DALY e tasso di mortalità standardizzato per età e tasso di DALY (per 100.000 abitanti) attribuibili a rischi dietetici individuali a livello globale e SDI nel 2017 (studio su The Lancet pubblicato il 3 aprile 2019)

Numero di decessi e DALY e tasso di mortalità standardizzato per età e tasso di DALY (per 100.000 abitanti) attribuibili a rischi dietetici individuali a livello globale e SDI nel 2017 (studio su The Lancet pubblicato il 3 aprile 2019)

Lo studio su The Lancet

Pubblicato il 3 aprile 2019: correlazione tra dieta e incidenza di malattie

Un gruppo di scienziati medici – collegati fra di loro dal comune obiettivo di uno Studio denominato Global Burden of Diseases, Injuries and Risk Factors (GBD) 2017 [trad.: Il peso globale di malattie, traumi e fattori di rischio] – ha pubblicato sulla quotatissima rivista scientifica di medicina, The Lancet, i risultati di un enorme lavoro di raccolta dati che copre ben 195 Paesi nel periodo 1990-2017.

Lo studio aveva l’obiettivo di dare una visione globale – quindi rappresentativa di tutte le parti del mondo – dell’importanza delle abitudini dietetiche per il loro potenziale impatto sull’incidenza di malattie e mortalità nei 195 Paesi considerati. Sono state individuate 15 abitudini, in base alla loro importanza trasversale per la corretta alimentazione, quindi necessarie in tutti i regimi alimentari.

Nelle 15 pagine della pubblicazione, che gli specialisti di settore devono leggere con attenzione entrando nel merito dei dati, emergono alcune notizie che invece tutti, specialisti e non, devono conoscere. Difatti tutti dobbiamo sapere e riflettere sulle 15 abitudini dell’alimentazione che hanno mostrato una significativa connessione per l’incidenza di morte e disabilità per malattie di cui soffre la nostra Società, tra cui malattie cardiovascolari, tumori e diabete di tipo 2.

Numero di decessi e DALY e tasso di mortalità standardizzato per età e tasso di DALY (per 100.000 abitanti) attribuibili a rischi dietetici individuali a livello globale e SDI nel 2017 (studio su The Lancet pubblicato il 3 aprile 2019)

Numero di decessi e DALY e tasso di mortalità standardizzato per età e tasso di DALY (per 100.000 abitanti) attribuibili a rischi dietetici individuali a livello globale e SDI nel 2017 (studio su The Lancet pubblicato il 3 aprile 2019)

Casi di mortalità e impatto sulle malattie nel Mondo

L’Italia risulta con una favorevole correlazione tra bassa incidenza di morte/malattie relativa alle abitudini sopra descritte, trovandosi nella penultima fascia per frequenza di morte e nell’ultima fascia per frequenza di malattie, ovvero: 105-142 morti e meno di 2339 eventi di malattia ogni 100mila abitanti che hanno come causa determinante gli errori delle suddette abitudini. L’incidenza delle abitudini alimentari nello stato di salute della popolazione raggiunge i massimi livelli in altri Paesi, come Russia e Cina, ma anche Egitto e Libia, superando come causa di morte 397 casi e come causa di malattie 8740 casi ogni 100mila abitanti. Ci sono ragioni socio-economiche di cui si deve tenere conto, ma in generale questa situazione viene considerata come il fallimento evidente delle politiche riguardanti la salute pubblica, a livello mondiale.

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L’assunzione dei grassi e l’importanza della lipidomica

Per la nostra visione lipidomica è abbastanza rilevante osservare che 4 su 15 cause riguardano i nostri amati grassi: le diete basse in omega-3, in polinsaturi, alte in acidi grassi trans o con scarsa frutta secca e semi. I grassi saturi non vengono neanche menzionati, confermando che il nostro interesse deve rivolgersi principalmente agli acidi grassi che DOBBIAMO prendere dagli alimenti, ovvero alle fonti di acidi grassi essenziali OMEGA-6 ed OMEGA-3. Ne assumiamo a sufficienza e raggiungono i tessuti nei quali hanno funzioni vitali?

A questo interrogativo risponde la lipidomica di membrana cellulare, che diviene l’analisi più direttamente collegata alle abitudini alimentari, per riscontrare errori e correggerli in tempo, effettuando una vera prevenzione attiva. E’ per questo che l’analisi deve essere eseguita con metodologie esenti dalle imprecisioni manuali, ovvero con procedure robotiche specializzate a separare la membrana cellulare, individuando anche la cellula del globulo rosso maturo come reporter ottimale della condizione personalizzata.

Fast food

I dati di questa pubblicazione rappresentano un monito della scienza per la società, spingendo tutti i Paesi e le loro politiche ad applicare il progresso scientifico per incrementare realmente il benessere globale, vincendo la sfida di migliorare la salute di tutti, nessuno escluso.[/caption]

A cura del Gruppo Redazionale di Lipinutragen
costituito da F. Bonucci (biologo nutrizionista), C. Ferreri (Primo Ricercatore CNR) e R. Rinaldi (Resp. Marketing)


*Le informazioni in questo sito non sostituiscono la consulenza, la diagnosi o il trattamento medico professionale. Chiedi sempre il parere del tuo medico o di altri operatori sanitari qualificati prima di intraprendere qualsiasi iniziativa.

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